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FORNITURA ATTREZZATURE A TERZI: IN CASO DI INFORTUNIO CHI NE RISPONDE?

 

FORNITURA ATTREZZATURE A TERZI: IN CASO DI INFORTUNIO CHI NE RISPONDE?

 

In caso di un contratto d'appalto, si applica l’art. 26 del D.Lgs. 81/08 con tutti gli obblighi ad esso connessi: la verifica dell’Idoneità Tecnico Professionale del fornitore, la redazione del DUVRI quando obbligatorio, il rispetto degli obblighi di coordinamento, collaborazione, cooperazione ai fini della sicurezza dei lavoratori ed alla informazione comunque dovuta sui rischi collegati alle attività appaltate.

L'art. 23 del D.Lgs. 81/08 (obblighi dei fabbricanti e dei fornitori), in caso di  fornitura di attrezzature a terzi sancisce che: "1. Sono vietati la fabbricazione, la vendita, il noleggio e la concessione in uso di attrezzature di lavoro, dispositivi di protezione individuali ed impianti non rispondenti alle disposizioni legislative e regolamentari vigenti in materia di salute e sicurezza sul lavoro”.

Il Datore di Lavoro risulta essere sia committente che fornitore, con evidenti ripercussioni in termini di sanzioni e responsabilità, sia penali che civili.

A tal riguardo valga, come criterio di riferimento, il contenuto di una recentissima decisione della Corte di Cassazione (Sez. 4 Penale, 01 agosto 2016, n. 33629) in tema di infortunio del dipendente della cooperativa appaltatrice per mancata segregazione degli organi del macchinario in movimento di proprietà della società committente, sentenza questa che conferma l'orientamento giurisprudenziale in materia: "...detto macchinario era nella piena disponibilità di... (committente) anche se sullo stesso lavoravano dipendenti della ditta appaltatrice. Gravava dunque sulla società committente l'obbligo di provvedere alla manutenzione del macchinario e di mettere a disposizione dei lavoratori un macchinario conforme ai criteri prevenzionistici degli infortuni sul lavoro... indubbia era stata dunque la difettosa manutenzione del macchinario e, conseguentemente, la responsabilità dell'imputata che, quale legale rappresentante... (committente), era garante della sicurezza dei lavoratori; la... (committente), proprio in considerazione della sua posizione di garanzia, avrebbe dovuto accertarsi della sicurezza del macchinario e, una volta rilevata la difettosità dello stesso (a motivo della riferita "fessura", constatabile anche sulla base di un mero esame visivo), avrebbe dovuto far sì che lo stesso fosse messo in sicurezza".

Un altro profilo di responsabilità del committente, è stato sempre collegato alla violazione dell'obbligo di "alta vigilanza" che questi comunque mantiene proprio durante l'esecuzione dell'appalto.

A tal riguardo, nella citata sentenza i giudici, confermando l'orientamento giurisprudenziale in materia, rilevano come: " ... alla luce di tali circostanze era indubbio un preciso obbligo di cooperazione e di coordinamento tra la società committente e la cooperativa appaltatrice proprio perché i lavori venivano eseguiti da dipendenti della cooperativa su macchinari, dei quali aveva la effettiva e sostanziale disponibilità (anche sotto il profilo della manutenzione e del funzionamento) la società committente; conseguentemente era onere, anche di quest'ultima, verificare che tutte le misure prevenzionistiche fossero in concreto rispettate...; in tal senso era onere della... (committente) non soltanto la predisposizione e redazione dei necessari documenti ed l'espletamento delle attività informative e formative dei lavoratori, ma anche la realizzazione di tutte quelle attività dirette ad accertare che l'effettiva applicazione di quanto teoricamente predisposto e quindi che le istruzioni impartite fossero rispettate dai lavoratori... in altri termini la... (committente) avrebbe dovuto svolgere una alta vigilanza, che nel caso di specie era invece purtroppo mancata; ".

Naturalmente, a fronte della responsabilità penale consegue inevitabilmente anche quella civile (pure in termini di rivalsa INAIL) e potrebbero trovare applicazione altresì le pesanti sanzioni previste dal D.Lgs. 231/01 in tema di responsabilità amministrativa da reato degli Enti.

Certamente le indicazioni della Suprema Corte possono essere utili per prevenire (o quantomeno attenuare) ogni situazione di rischio nella fattispecie in esame.

 

Fonte: Avv. Maurizio Prosseda, Consulente esperto in Sicurezza e Prevenzione, https://www.insic.it/

 

 

                                                                                                                                             Andrea Poletti & Associati

                                                                                                                                             Health & Safety Division

                                                                                                                     

 

Per ulteriori informazioni 02.45712478 oppure healthsafety@andreapoletti.it (Arch. Paleari Stefano).

 

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